Dalla vigna al calice: La vendemmia con Orcia DOC

17 ottobre 2022

Anche quest’anno il rito millenario della vendemmia si è ripetuto tra i filari dell’ OrciaDOC.

             Scopriamo insieme come si svolge!

 

Iniziamo a spiegare che il termine vendemmia è la raccolta di uva destinata alla produzione vinicola, si svolge nel periodo tra agosto ed ottobre.

In linea generale, l’uva è matura quando l’acino raggiunge un buon equilibrio tra zuccheri ed acidi.  La concentrazione di questi due elementi influirà sulle caratteristiche organolettiche del vino.

Con il tradizionale metodo della raccolta manuale, mani esperte ripongono i grappoli selezionati nelle cassette, mettendo particolare attenzione per evitare lo schiacciamento, quest’ ultimo infatti avvierebbe una prematura fermentazione.

I contenitori vengono prontamente trasportati in cantina dove si procederà alla seconda fase,

la diraspatura, ovvero la pratica di rimuovere i raspi dal grappolo, conservando gli acini per la successiva fase di pigiatura.

Questa parte legnosa del raspo, che anticamente non veniva del tutto rimossa, contiene un’ alta concentrazione di tannino, che renderebbe il sapore del vino fortemente erboso, amaro e rasposo.

La pigiatura è una delle fasi più iconiche della vinificazione, durante questo processo gli acini vengono rotti allo scopo di far fuoriuscire la parte liquida ed i vinaccioli dalle bucce.

In passato tale operazione veniva compiuta manualmente, con l’ ausilio di strumenti come lo sfollo e calpestando l’ uva dentro a vasche di  legno.  Ai nostri giorni si ricorre a macchinari come la diraspapigiatrice.

Il risultato di questa operazione produce il mosto d’ uva, pronto per avviarsi verso la fermentazione alcolica, cruciale fase detta anche fermentazione primaria.

Trasferito il mosto nelle vasche di macerazione , gli zuccheri dell’ uva si mutano in alcol etilico, anidride carbonica e calore, grazie alla azione dei lieviti.

Questa fase è determinante per la qualità del vino, definendo e rivelando le qualità organolettiche dell’uva.

Eccoci dunque pronti a separare la parte solida, le vinacce, dal mosto ormai quasi divenuto vino: è il momento della svinatura!

Le vinacce, composte da bucce, vinaccioli ed altri residui solidi, successivamente possono essere impiegate per produrre distillati come le grappe e per molteplici altri scopi.

Dell’ uva non si butta via niente!

Il primo vino ottenuto, più delicato e di qualità, è detto vino fiore, dopodichè è ancora possibile torchiare le vinacce per estrarre tutto il liquido presente.

Ma attenzione: se questa pressatura non fosse eseguita in modo abbastanza delicato si rischierebbe di ottenere un prodotto scadente, dal basso contenuto alcolico e con forti aromi erbacei .

ll succo così raccolto viene riposto in botti di legno dette barriques o in contenitori di acciaio inossidabile.

 Nel momento in cui il mosto termina la fermentazione alcolica diventa a tutti gli effetti vino, ma il viaggio dalla vigna ai nostri calici non è ancora concluso!

Infatti, durante il periodo di maturazione avviene una seconda fermentazione, detta malolattica , che ne diminuisce l’acidità. Caratteristica auspicabile nei vini bianchi ma negativa nei rossi e che può essere regolata.

Non ci resta che attendere il concludersi di questa fase per proseguire verso l’imbottigliamento!

Ma è giusto domandarsi: al momento di imbottigliare il nostro OrciaDoc, è già pronto per essere consumato? Non ancora.

La maturazione dopo l’ imbottigliamento darà il tocco finale, con il periodo di affinamento in bottiglia. Inoltre, anche le tipologie di tappo utilizzate andranno ad influire.

Mentre per i vini bianchi ed i rosati il periodo di affinamento è solitamente molto breve e possono essere presto consumati, per i rossi il tempo all’ interno delle bottiglie può variare da pochi mesi fino a svariati anni.

Quindi è essenziale che le fasi di riempimento e tappatura siano svolte con estrema attenzione. L’uso di materiali adeguati ed una corretta igene, sia delle bottiglie stesse che dei locali di imbottigliamento, sono importanti per non invalidare tutto il lavoro fin qui svolto, ottenendo il meglio dal  vino più bello del mondo.

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