IN VIGNA NELLA DOC ORCIA

14 maggio 2020

Quando la natura non si ferma e la vite ha bisogno di noi

In questi mesi di lockdown durante i quali siamo rimasti a casa, lo smart working dei vignaioli Orcia doc è stato intenso. Chiusi nelle loro case che di fatto sono le loro aziende, hanno continuato a prendersi cura dei vigneti. La coltivazione della vite infatti richiede diverse cure essenziali per mantenere il vigneto sano e produttivo. C’è stato sicuramente qualcuno che ha poltrito nascosto tra i filari ma i più hanno avuto il loro gran bel da fare.

Siamo in Val d’Orcia, nella Cantina Campotondo a Campiglia d’Orcia, un’azienda a conduzione familiare di circa 3,5 ettari di vigneto coltivati principalmente a sangiovese, oltre che merlot colorino e chardonnay. Ci troviamo ai piedi del Monte Amiata, a quasi 600 metri d’altezza, dove si è scelto di coltivare il vigneto ad alberello, un sistema d’allevamento antico e difficile da lavorare con basse rese per ettaro ma che dà uve molto concentrate e di grande qualità, decisamente più idoneo al clima fresco e ventoso della zona così da beneficiare del calore rilasciato dal suolo e assicurare protezione alla pianta.

Le attività che hanno visto impegnati Paolo, Elena e Sabrina sono state tante. Dopo aver ultimato il lavoro di potatura della vite, uno dei più importanti per la vigna, sono passati alla stralciatura e alla pulizia dei filari con successiva scavallatura del terreno. Successivamente si sono concentrati sulla lavorazione del terreno con operazioni di rippaturaconcimazione e trinciatura del tralci.

Si è effettuato il controllo della struttura del vigneto per valutare la necessità di eventuali sostituzioni di fili, tutori, pali danneggiati, distanziatori, ancoraggi e tendifilo. Si è provveduto allo sfalciotaglio delle erbacce e all’abbruciamento di rami e sterpaglie.

Nel frattempo in cantina colmatura delle botti e assaggi di vino nuovo, che presto uscirà dal legno per iniziare un nuovo percorso.

Il risveglio vegetativo è iniziato bene. Camminando fra i filari, si è potuto vedere la ripresa della vite con il momento del pianto, una lacrima di linfa che si forma sul taglio della potatura avvenuta nei mesi scorsi. Hanno iniziato a vedere le prime gemme, che porteranno alla nascita dei futuri grappoli, per cui è stato necessario iniziare l’opera a protezione di malattie e parassiti distribuendo i dissuasori. Ora che i germogli sono cresciuti e allungati sono già a fare il primo passaggio di pulizia del verde.

Il lavoro non finisce qui ma sicuramente il colpo d’occhio appaga di tutta la fatica e la dedizione che la vigna richiede.

La primavera si adagia sulle colline toscane e concludiamo la nostra camminata allargando lo sguardo al vigneto, alla sue bellissime piante che a breve daranno i loro preziosi frutti.

I loro vini creati da questi frutti rappresentano la terra in cui nascono, i tre Orcia Doc “Mezzodì”, “Banditone” e “Il Tocco” di spiccato carattere, sono pensati e realizzati con cura, dettaglio dopo dettaglio, dal vigneto alla bottiglia.

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