Orcia Doc: i vini del Vulcano la rivelazione dell’ultimo decennio

11 novembre 2018

Mr. Sangiovese (Vagaggini) parla di vini ricchi della mineralità del vulcano; consenso unanime per stampa e operatori nel decretare i vini dell’Orcia Doc come la rivelazione toscana degli ultimi anni

Donatella Cinelli Colombini (presidente del Consorzio): «Un gioco di squadra che sta premiando non solo i produttori, ma l’intero territorio di questa denominazione»

«Tutto nasce da un vulcano, come spesso succede nei grandi territori vitivinicoli, in questo caso il monte Amiata, e intorno ad un vulcano, adesso spento, c’ è sempre un mare di argilla fertile e ricca di minerali,  un ambiente ideale per la coltivazione della vite». Con queste parole “Mr. Sangiovese”, il noto enologo Paolo Vagaggini, ha iniziato a descrivere le peculiarità dei vini che si producono nella denominazione della Orcia Doc. E’ avvenuto venerdì 9 novembre, nel Castello di San Giovanni d’Asso, in occasione di una giornata di promozione organizzata dal Consorzio del Vino Orcia, che ha visto protagoniste le aziende del territorio presentarsi a operatori del settore (tra ristoratori, enotecari e sommelier) e a un gruppo di giornalisti e degustatori delle principali guide enologiche italiane che hanno potuto così conoscere un aspetto nuovo di questo vino che in pochi anni è cresciuto in maniera esponenziale, il tutto in occasione del programma della Mostra Mercato del Tartufo Bianco che si svolgerà proprio questo e il prossimo fine settimana. «L’Orcia nasce in uno dei migliori distretti enologici del mondo nelle alte colline del Sud della Toscana, fra le aree del  Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano, una zona di straordinaria bellezza paesaggistica, in gran parte iscritta nel patrimonio dell’Umanità Unesco e costellata di piccole città d’arte – ha accolto così gli ospiti il Presidente del Consorzio del Vino Orcia, Donatella Cinelli Colombini – non meraviglia quindi che circa 2 milioni fra turisti ed escursionisti arrivino in questo paradiso del turismo enogastronomico e se la concorrenza delle due celebri denominazioni confinanti poteva far paura è anche servita da stimolo all’Orcia che, dal 14 febbraio 2000 ad oggi, in soli 18 anni, ha letteralmente corso verso l’eccellenza qualitativa facendo moltissima sperimentazione».

Orcia Doc, i vini del Vulcano spento. La degustazione tecnica è stata guidata come detto dall’enologo Paolo Vagaggini che per la prima volta ha messo in luce un aspetto di non poco conto che caratterizza questi vini rispetto alle limitrofe celebri denominazioni. «Dallo scorrimento delle acque nell’ impluvio che si forma, nasce un fiume di nome Orcia, contornato da una natura meravigliosa e selvaggia; questo fiume arriva al mare in trenta chilometri in linea d’ aria e da esso porta il clima temperato già affrancato dalla salsedine – ha detto Vagaggini – la vallata di questo fiume rimane protetta ad est dai venti freddi della Siberia dal Monte Amiata di 1738 metri ed a nord dai monti del Chianti e Montalcino, così che il clima si mantiene estremamente favorevole». Secondo Mr. Sangiovese, dalla compressione della spinta del vulcano in eruzione avviene la formazione del prezioso galestro, minerale drenante ed arieggiante per il terreno argilloso. Questo è il terroir ideale per grandi vini ed i vini dell’ area dell’ Orcia lo saranno sempre più nel futuro.degustazione orcia tartufo san giovanni d'asso

Orcia Doc: una denominazione che nasce nel territorio Unesco. Le uve che danno i vini della denominazione sono in gran parte coltivate in un territorio, la Val d’Orcia, che da qualche anno è stato riconosciuto come patrimonio Unesco. Non è un caso che tra i principali temi portati avanti dai produttori e dal Consorzio vi sia proprio quello della salvaguardia del paesaggio agricolo, uno tra i più belli del mondo. Un paesaggio dove ogni anno in media si registrano circa 1,4 milioni di presenze turistiche, con un milione di escursionisti. Molti sono anche gli stranieri che hanno case di proprietà nella zona e non a caso il 65% delle aziende vitivinicole dell’Orcia Doc è impegnata anche nell’ospitalità con un agriturismo o un servizio di ristorazione. Senza contare che la maggior parte di queste strutture è come un museo all’aria aperta, un “museo del paesaggio” con punti panoramici unici al mondo.

I numeri della Doc. Nata nel febbraio del 2000, l’Orcia Doc raccoglie nella sua area di produzione dodici comuni a sud di Siena (Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, parte dei territori di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena). Il disciplinare di produzione prevede la tipologia “Orcia” (uve rosse con almeno il 60% di Sangiovese), l’”Orcia Sangiovese” (con almeno il 90% di Sangiovese) entrambe anche con la menzione Riserva in base a un prolungato invecchiamento (rispettivamente 24 e 30 mesi tra botte di legno e bottiglia). Fanno inoltre parte della Doc il bianco, il rosato e il Vin Santo. A oggi sono 153 gli ettari di vigneti dichiarati su un totale potenziale di 400 ettari. La produzione media annua si attesta intorno alle 240 mila bottiglie realizzate dalle circa 60 cantine nel territorio di cui oltre 40 socie del Consorzio di tutela che dal 2014 ha l’incarico di vigilanza e promozione Erga Omnes nei confronti di tutti i produttori della denominazione. Il Consorzio di tutela si occupa di promuovere la denominazione attraverso azioni varie, dal web alla segnaletica sul territorio, passando per incoming di giornalisti e buyers da tutto il mondo. Sono ormai di riferimento eventi territoriali tra cui l’Orcia Wine Festival.

Con il contributo di Camera di Commercio di Siena

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